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La storia di Andalo

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Lunedì, 09 Novembre 2015
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La storiografia ottocentesca ha fantasiosamente cercato di arretrare nei secoli la fondazione della località fino al periodo romano. Questo, ben testimoniato in Val di Non e nel Banale, non ha lasciato invece alcuna traccia nella zona. Indiscutibilmente essa deve essere stata frequentata come sella di passaggio dalle popolazioni romane, ma resta improbabile uno stabile stanziamento di comunità in un territorio così remoto rispetto ai più frequentati circuiti commerciali.

Le prime testimonianze documentarie di Andalo fanno riferimento invece ai secoli XII e XIII. Si parla in esse della località intesa come "montanea", ossia malga, zona di alpeggio, legata ecclesiasticamente alla Pieve del Banale, assieme al vicino villaggio di Molveno.

Fin dall'inizio la scarsa popolazione residente si arroccò sui cosiddetti "masi", grandi case coloniche e poi gruppi di case, che servivano sia come abitazione, sia come stalle e magazzini per i prodotti della terra, in particolar modo, ovviamente, il fieno. Erano case familiari soggette a oneri feudali, abitate per lo più da servi della gleba.

Alcuni di questi masi primitivi, come ad esempio il Colìn e il Bortolìn, vennero abbandonati del tutto intorno al 1670, senza alcun apparente motivo certo, probabilmente a causa dell'epidemia di peste, la stessa descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi. Gli altri invece, aumentando la popolazione, si vennero via via ingrandendo e con l'afflusso di nuovi abitanti presero la forma odierna di frazioni.
L'attuale espansione urbanistica, pur modificando sostanzialmente la percezione visiva del paese, non ha tuttavia annullato tale identità frazionale.

Fin verso il 1600 però gli abitanti non superavano il numero di 150-180.
Le prime famiglie residenti a Àndalo provenivano probabilmente dagli antichi centri abitati del Banale, la zona confinante con il territorio di Àndalo e Molveno a sud, nelle valli Giudicarie. A spingere quelle popolazioni fino alla sella di Àndalo era la possibilità di sfruttare la ricchezza di legname del luogo, nonché gli ampi appezzamenti di terra riducibili ad arativo per le tipiche coltivazioni di montagna.

La giurisdizione ecclesiastica si sviluppò in dipendenza dall'antichissima Pieve di Banale, parrocchia di Tavodo. La cura d'anime fu esercitata dai preti che facevano capo a quella chiesa collegiata, ed amministrata direttamente a Molveno, nel cosiddetto glesiòt, una piccolissima cappella oggi scomparsa, e ad Andalo, dove dal 1450 esisteva una cappella vicino al maso Toscana, il più popolato della zona.

Nel corso del Quattro-Cinquecento la comunità di Andalo poté ricevere i preti del Banale addetti alla cura d'anime nella rinnovata cappella in stile gotico, dedicata ai Santi Vito, Modesto e Crescenza. Un'altra chiesetta, dedicata a San Rocco e comunemente indicata come la glesiola, venne costruita alla fine del '500 non lontana da quella già esistente, che invece venne eretta nel Seicento lì dove l'epidemia di peste si fermò, evitando di contagiare il paese intero. Tale chiesetta, a differenza della prima (ora del tutto scomparsa), è ben conservata anche ai giorni nostri. Tutti i sacramenti importanti, tuttavia, venivano ancora celebrati a Tavodo,

Dal 1574, anno di inizio della cappellania curata autonoma per Andalo e Molveno, si tenne in loco il registro dei nati e dei morti, secondo l'obbligo di tenere i registri secondo le decisioni del Concilio di Trento, segno della nuova autonomia locale negli affari spirituali.

Se la dipendenza ecclesiastica di Andalo dal Banale legava la Comunità alle Giudicarie, dal punto di vista amministrativo la zona fu invece interessata dal dominio feudale delle varie famiglie della nobiltà rurale della Val di Non, fino alla dipendenza definitiva, avvenuta alla fine del medioevo, dal Castel Belfort, presso Spormaggiore. Andalo quindi, in quanto parte integrante, anche se marginale, della Giurisdizione, ne seguì in tutto e per tutto il destino fino ai secoli più recenti

L'economia locale si stabilizzò definitivamente nel corso del XVII secolo; gli abitanti cominciavano a ricavare rendite dalle ricchezze silvo-pastorali del luogo e miglioravano le loro condizioni di vita.
Nel 1623 la comunità adottò la sua prima ed unica Carta di Regola, con "li antichi suoi ordeni et sue antiche usanze".
La vita amministrativa era semplice. L'assemblea plenaria della regola era formata dai capifamiglia ed aveva luogo da sempre presso il grande faggio (fòo) del maso omonimo, nei giorni della Ceriola (2 febbraio), di Santa Massenza (30 aprile) e di San Martino (11 novembre) di ogni anno.

A seguito dell'aumentare della popolazione e dei bisogni, anche la cappellania in comune con Molveno si rivelò insufficiente. A metterne in luce i problemi fu soprattutto l'epidemia di peste del 1630, che ad Andalo fece fortunatamente poche vittime rispetto ad altre zone, ma che rese evidente la difficoltà nel disporre della cura d'anime senza un sacerdote residente permanentemente sul luogo.

Finalmente, nel 1652, venne assegnata ad Andalo una cappellania curata con un cappellano residente. Nel 1671 la cappellania diventò Curazia. Il villaggio si ingrandì e venne decisa la costruzione di una nuova chiesa. Il luogo scelto fu il Maso Fovo, essendo più centrale rispetto al maso Toscana ed essendo anche il luogo dove, da sempre, si tenevano le riunioni della regola. La nuova chiesa di San Vito (l'attuale) fu benedetta dal Vescovo di Trento nel 1783.

Per secoli Andalo subì vari problemi connessi al fatto di essere luogo di confine tra zone a prevalente dominio tirolese a nord e zone del principato vescovile a sud. La giurisdizione civile, sotto forme diverse, fu generalmente tirolese. Al contrario, la cura d'anime era controllata dal decanato del Banale, dipendente da Trento. Dopo il periodo turbolento delle invasioni napoleoniche, gli austriaci, nuovi padroni del territorio, pensarono bene di riorganizzare quanto era possibile. Nel caso di Andalo e Molveno, la soluzione adottata fu quella di assegnare le due parrocchie al decanato di Mezzolombardo. Finì così il lento distacco di Andalo dai primitivi luoghi d'origine, la Pieve del Banale, da cui proveniva buona parte dei primi abitanti, a vantaggio di una maggior coesione con la Valle di Non, Mezzolombardo e la Val d'Adige.

Se nella sua storia Andalo fu territorio marginale, "montanea", sottoposta di volta in volta alla gastaldia di Banale, al Vescovo di Trento, infeudata ai conti di Flavon, poi ai conti del Tirolo attraverso le famiglie nobili della Val di Non quali gli Spaur, Unterrichter, ecc., nel corso del Novecento invece si ha la vera e propria definizione autonoma della comunità. Nel secolo scorso infatti si sviluppa, a partire dal secondo dopoguerra, dopo anni di emigrazione forzata, l'industria del turismo estivo ed invernale. A seguito di tale espansione economica cresce il paese, che si trasforma da gruppo di masi sparsi ad unico centro abitato.