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•• Cenni storici ••

La storiografia ottocentesca ha fantasiosamente cercato di arretrare nei secoli la fondazione della località fino al periodo romano. Questo, ben testimoniato in Val di Non e nel Banale, non ha lasciato invece alcuna traccia nella zona. Indiscutibilmente essa deve essere stata frequentata come sella di passaggio dalle popolazioni romane, ma resta improbabile uno stabile stanziamento di comunità in un territorio così remoto rispetto ai più frequentati circuiti commerciali.
Le prime testimonianze documentarie di Andalo fanno riferimento invece ai secoli XII e XIII. Si parla in esse della località intesa come "montanea", ossia malga, zona di alpeggio, legata ecclesiasticamente alla Pieve del Banale, assieme al vicino villaggio di Molveno.
Fin dall'inizio la scarsa popolazione residente si arroccò sui cosiddetti "masi", grandi case coloniche e poi gruppi di case, che servivano sia come abitazione, sia come stalle e magazzini per i prodotti della terra, in particolar modo, ovviamente, il fieno. Erano case familiari soggette a oneri feudali, abitate per lo più da servi della gleba. Alcuni di questi masi primitivi, come ad esempio il Colìn e il Bortolìn, vennero abbandonati del tutto intorno al 1670, senza alcun apparente motivo certo, probabilmente a causa dell'epidemia di peste, la stessa descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi. Gli altri invece, aumentando la popolazione, si vennero via via ingrandendo e con l'afflusso di nuovi abitanti presero la forma odierna di frazioni. L'attuale espansione urbanistica, pur modificando sostanzialmente la percezione visiva del paese, non ha tuttavia annullato tale identità frazionale.

•• La Biblioteca  ••


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